Misticismo e leggenda, fede e storia, esoterismo e mistero. Sono i tanti punti di vista da cui scaturiscono le numerosissime interpretazioni del fantastico mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto.

L'imponente opera di fra Pantaleone

L’imponente opera venne realizzata tra il 1163 ed il 1165 dal monaco Pantaleone che visse e si formò nel celebre monastero di San Nicola di Casole, immenso crocevia di cultura, culla della lingua italiana prima della distruzione da parte dei musulmani. Realizzato con tasselli di calcare, si estende per circa 16 metri e ricopre per intero il pavimento.

Al centro l'Albero della vita

Al centro di tutto c’è l’Albero della Vita su cui si dipana l’intera opera dalla creazione al giudizio universale passando per l’eterna lotta tra il bene e il male. L’albero è collocato nella navata maggiore e divide in due partizioni distinte, ma non simmetriche, lo spazio della chiesa: in posizione centrale c’è la creazione, nella navata destra la redenzione, in quella di sinistra il giudizio divino.

Unione di popoli e culture

Il disegno complessivo del mosaico esprime l’unità delle culture e dei popoli che hanno Dio come radice comune. A dimostrazione di come questa terra tenda ad unire e non a dividere dando forma a un concetto altamente simbolico che non fa che dare ulteriore voce a coloro che in questo complesso mosaico vede un’impronta esoterica. Nella parte superiore ci sono Adamo ed Eva accerchiati dal serpente simbolo del demonio mentre vengono cacciati dal paradiso terrestre e Re Artù, simbolo di saggezza, che monta un caprone con in mano uno scettro curvo e sconfigge il gatto di Losanna, simbolo di scaltrezza e malvagità, dopo un epico combattimento in terra elvetica nei pressi del lago di Losanna. Re Artù è anche conosciuto per la sua ricerca del santo Graal. Accanto al felino malvagio c’è il cattivo Caino che con un bastone ha colpito Abele sofferente per il dolore infertogli dal fratello. Pantaleone ha poi raffigurato i dodici mesi dell’anno che hanno la forma di dodici cerchi decorati con al centro i segni zodiacali anch’essi molto importanti nel simbolismo massonico ed esoterico. In basso c’è il diluvio universale in cui si vede la mano di Dio che impartisce ordini a Noè e la costruzione dell’Arca con la salita degli animali sulla stessa. A simboleggiare la salvezza dopo la distruzione ci sono degli umani che stringono tra le mani un ramoscello di ulivo.

L'eterna lotta tra bene e male

Tutti questi racconti girano intorno a un albero privo di radici per cui si suppone che prenda linfa vitale dal Cielo. L’albero viene sorretto da due elefanti, simbolo della forza, contrassegnati da un cerchio vuoto e uno pieno. Il cerchio rappresenta il serpente e quindi il male e l’altro la pienezza e quindi il bene. Il nero e il bianco, o vuoto e pieno, ricordano la scacchiera che era un simbolo templare ed è centrale nella dottrina esoterica.

Simbolismo ed esoterismo

Il simbolismo del “vuoto” e del “pieno” rappresenta la metafora del vissuto quotidiano con cui l’Iniziato nella sua esperienza spirituale doveva confrontarsi per dare la giusta qualità alla sua vita e alle sue opere. Restando su questo piano, va aggiunto che l’albero ricorda quello delle Sephirot legato quindi alla Cabala ebraica e dunque ancora una volta carico di significato esoterico. Due rami e la base dell’albero, costituita dai due elefanti, disegnano la santa coppa tanto cercata da Re Artù. L’immagine del monaco Pantaleone è tra i dodici anelli che si trovano sotto il presbiterio (secondo a destra a partire dall’alto). Il frate guarda un unicorno e si è collocato in un cerchio sulla cui corona sono rappresentati una serie di piccoli cerchi a cui ne manca uno. Il cerchio mancante sembra essere quello che il monaco ha collocato all’interno della stella a 5 punte che sovrasta il cavallo. L’unicorno e la stella a cinque punte, che rappresenta l’arte pitagorica, sono altri simboli esoterici. Alcuni studiosi pensano che Pantaleone stia guardando il simbolo della conoscenza (l’unicorno) e che abbia identificato il suo livello spirituale (nella scala tipica della conoscenza indiana) segnalandolo con l’anello mancante posto, appunto, nella stella.

Il Vangelo di Verità

In un brano tratto dal Bestiario Divino (testo del tredicesimo secolo) l’unicorno viene associato al Vangelo di Verità, un documento gnostico Valentiniano sconosciuto fino al 1945 e ritrovato a Nag Hammadi insieme al Vangelo di Filippo, al Vangelo di Tommaso e a quello di Maria detti gnostici. Nel Bestiario Divino si legge: “L’unicorno possiede un sol corno nel mezzo della fronte. Esso è il solo animale che può vincere l’attacco dell’elefante; L’unicorno rappresenta Gesù Cristo. Che acquista su di sé la sua natura nel grembo della Vergine, che fu tradito dai giudei e consegnato nella mani di Ponzio Pilato. Il suo unico corno simboleggia il Vangelo di Verità”. La data di stesura presunta del Bestiario Divino è certamente compatibile con quella di composizione del mosaico ed è possibile che i testi gnostici di Nag Hammadi fossero patrimonio anche della sterminata e ricchissima biblioteca dell’Abbazia di Casole e quindi conosciuti a Pantaleone.